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I
Barbari e l'alto medioevo ( seconda parte)
Nella seconda metà del X secolo la minaccia
saracena si attenua, e nonostante altre calamità belliche,
vi è un forte incremento demografico. Gli insediamenti si espandono
e nascono molti nuovi villaggi, soprattutto lungo l’antica via
Stabiana, che costituisce l’asse di sviluppo del territorio
nocerino.
La bonifica delle terre incolte è promossa
dai grandi proprietari, che sono i Principi salernitani e l’aristocrazia
longobarda, ma ancor più i grandi monasteri benedettini di
S.
Massimo e S. Sofia di Salerno.Nel corso dell’XI secolo questi
monasteri coi loro beni cadranno sotto il controllo dell’Abbazia
della SS. Trinità di Cava.
Un altro grandissimo proprietario è in tutto l’Agro l’Arcivescovo
di Salerno, nella cui diocesi il territorio ricade.
La bonifica attira coloni anche da altre zone. Essa è
promossa dai proprietari del suolo mediante l’uso di
particolari contratti
agrari, vantaggiosi per i contadini.
Per legare i coloni
al territorio i proprietari costruiscono per essi chiese
“villane” , spesso nuclei di futuri casali.
Tra queste è da ricordare S.
Matteo de Archiponticulo a Nocera. Le colture
arboree dominanti sono il castagno, il nocciolo e la quercia,
oltre alla vite.
Per proteggere questi nuovi insediamenti sorge, nel 984, sulla
collina del Parco la “firmitas nova nucerina”,
che diviene il fulcro del sistema difensivo della zona, sostituendosi
al castello di Lanzara e al castello “vetere”
di Pucciano-Pareti, che perdono importanza. All’interno
delle fortificazioni, che cingono la base della collina tra
l’attuale Borgo e Piedimonte, e che si aprono all’esterno
con una porta sulla Rendola, nasce un piccolo insediamento
urbano, con case e chiesette, che già nel 1023 è
indicato col nome di “Città di Nocera”.
Ricompare così la città dopo circa quattro secoli.
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Nocera Superiore: " Basilica
di Materdomini "
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Nel 1042 il sistema difensivo della zona, e il controllo degli accessi
a Salerno, si completano con l’erezione della Rocca dell’Apudmontem,
anch’essa fortezza pubblica
Nella prima metà dell’XI secolo i principi longobardi
di Salerno raggiungono il culmine della loro potenza, giungendo a
controllare buona parte dell’Italia Meridionale. Nelle guerre
tra loro e gli altri stati, e con i Saraceni di nuovo aggressivi,
utilizzano mercenari normanni.
Questi S. Matteo de Archiponticulo a Nocera. I mercenari, pur accettando
formalmente l’autorità dei Principi Longobardi, finiscono
con l’agire come forza autonoma, creandosi proprie signorie
territoriali sia nei territori di nuova conquista che in quelli appartenenti
allo stato salernitano. Essi portano con sé le istituzioni
feudali, prima ignote nel Mezzogiorno, e opprimono spietatamente le
popolazioni indigene. Molti milites normanni si insediano nel territorio
nocerino, ove si ritagliano piccoli feudi: ne discenderanno famiglie
illustri, come i Filangieri
e i Pagano.
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