Nocera nella storia

Documento senza titolo
Ti Trovi in
 Home Page >> Beni Artistici e Culturali >> Nocera nella storia >> I barbari (4)

  Precedente << Vai al periodo storico >> Successivo


I Barbari e l'alto medioevo ( quarta parte )

 

Nell'età sveva Federico II, re di Sicilia e Sacro Romano Imperatore (1198-1250), affidò il castello di Nocera prima al suo fido Ottone di Barchister, col titolo di Rector Nuceriae, poi ai Filangieri, con la signoria eminente del territorio. Personaggio di gran rilievo fu in particolare Riccardo II Filangieri.
Ai Filangieri è dovuta la costruzione della gran torre centrale del castello, ancora esistente. Essi promossero anche la fondazione, ai piedi della collina, del convento di San Francesco (oggi S. Antonio), la cui chiesa fu completata nel 1287. L'arrivo dei Francescani, e poi dei Domenicani, segnala il carattere urbano assunto da Nocera.
L'ultimo sovrano svevo, Manfredi, è vinto e ucciso a Benevento nel 1266 da Carlo d'Angiò, che diviene re di Sicilia. Per celebrare la vittoria Carlo farà costruire, da architetti francesi, una grandiosa abbazia a S. Pietro di Scafati, S. Maria di Realvalle.


I Filangieri, fedelissimi agli Svevi, sono privati dei loro domini. Una parte del territorio nocerino sarà poi restituita a Ilaria Filangieri, dopo che ha dovuto sposare Jacopo di Brusson, Grande Ammiraglio del Regno. Entrambi furono sepolti nell’abbazia di S. Prisco.
Il castello rimane però nelle mani dei sovrani angioini. Esso è adibito a carcere per la vedova di re Manfredi, Elena degli Angeli, che vi rimarrà fino alla morte nel 1271, e per i figlioletti.
Carlo I vi risiede di frequente nei mesi estivi, dedicandosi alla caccia nei boschi dell'Agro. Il castello e la città divengono poi appannaggio e residenza dei principi ereditari, a cominciare da Carlo II.

Boschi dell'agro

" Boschi dell' agro "

A Nocera la tradizione fa nascere il secondogenito di questi, Lodovico, poi vescovo di Tolosa e santo.
Il primogenito Carlo Martello († 1295), che conobbe Dante Alighieri, sposò, grazie alla diplomazia del ministro nocerino Pietro, vescovo di Capaccio, Clemenza, figlia dell'Imperatore Rodolfo d'Asburgo.
Pietro di Capaccio lasciò il suo ingente patrimonio al monastero femminile domenicano di S. Anna, da lui istituito nel 1282 in case di sua proprietà sul fianco occidentale della collina del Parco.

Precedente << Vai alla pagina