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Età
moderna
Testimonianza
della floridezza della città è la fondazione o il rifacimento
di chiese e conventi. Ricordiamo S. Antonio, la Cattedrale, Maria
SS. del Carmine a Pagani, S.
Maria del Presepe a Nocera ecc. . Le tracce di questa intensa attività
edilizia sono state spesso celate da interventi successivi.
Nell'edilizia civile, si deve ricordare l'inizio della costruzione
del palazzo ducale da parte degli Zurlo. Esso sarà poi magnificamente
completato dai Carafa nel '500.
Soprattutto la prima Giovanna d'Aragona lasciò alla città
un buon ricordo, concedendo molti privilegi e diritti che furono nei
secoli seguenti la base delle rivendicazioni dei nocerini contro i
vari duchi.
Nel 1518, morta Giovanna II d'Aragona, Nocera tornò nel Demanio
regio: ma già nel 1521 l'imperatore Carlo V, in difficoltà
finanziarie, vendette la città, col titolo di duca, a Tiberio
Carafa, conte di Soriano, per 50.000 ducati.
La dinastia dei Carafa
terrà Nocera per oltre un secolo, fino al 1647.
Dopo Tiberio I (1521 - 1527) e Ferrante I (1527 - 1540) divenne duca
Alfonso I, sposato a Giovanna Castriota, discendente dell'eroe albanese
Giorgio
Castriota, detto Scanderbeg. Con essi i Carafa di Nocera giunsero
al culmine dello splendore. Ai piedi della collina del Parco fu completato,
ove oggi è il Quartiere borbonico, lo splendido Palazzo
ducale, ricco di giardini e giochi d'acqua e di statue. Qui, come
nell'altro loro fastoso palazzo napoletano in via Medina, i duchi
tennero corte, circondandosi di artisti e uomini d'ingegno.
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" Chiesa e convento di Sant' Andrea "
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Il loro splendore fu
cantato dal Tasso,
e alle loro dipendenze, come precettore del figlio Ferrante,
fu il grande filosofo Bernardino
Telesio.
Negli anni del periodo
1520-60 si sviluppa anche la carriera militare di Giambattista
Castaldo, uno dei massimi condottieri dell'epoca. Della
sua vita ricca di eventi eroici è testimone la sua
iscrizione sepolcrale nell'atrio di S. Bartolomeo a Piedimonte.
A lui è dovuta la costruzione di un grande monastero
olivetano dedicato a S.
Maria a Monte, riccamente dotato di opere d'arte e di
beni.
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Il mecenatismo dei Carafa si palesò a Nocera, oltre che nel
Palazzo ducale, nel restauro di molte chiese, come quelle di S. Francesco
(oggi S. Antonio), ove fu rifatta l'abside, di S. Angelo in Grotta,
della Cattedrale. Anche col loro incoraggiamento, ma a spese della
Città, furono innalzati a Nocera e a Pagani, due templi dedicati
al SS. Corpo di Cristo.
Alfonso Carafa e la moglie furono assai vicini ai riformatori dell'ordine
francescano, che protessero e ospitarono nei loro feudi
calabresi, aiutandoli a costituire il nuovo ordine dei Cappuccini,
il cui saio fu in parte disegnato da Giovanna Castriota. Ai Cappuccini
Alfonso Carafa donò, assieme alla città, il nuovo convento
di S. Andrea, in cui volle essere sepolto.
A completare l'insediamento francescano nella zona si aggiungerà
poi, alla fine del '500, S. Maria degli Angeli, tenuta dai Frati Minori
Osservanti.
Lo splendore della dinastia ducale aveva come contropartita notevoli
esigenze finanziarie, il cui peso i duchi cercavano di scaricare sui
sudditi. Non mancarono, quindi, frequenti e duri conflitti tra i feudatari
e la Città, o meglio le varie Università in cui il territorio
si era frammentato. Furono proprio tali conflitti che gradatamente
spinsero le varie Università a stringere accordi organici,
in modo da fronteggiare insieme le pretese crescenti dei duchi e anche
dello Stato.
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