Nocera nella storia

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Età moderna ( seconda parte )

Si giunse così alla fine del XVI secolo ad un assetto definitivo, in cui la città di Nocera dei Pagani vedeva coesistere armonicamente al suo interno organismi unitari e strutture autonome locali. La Città Generale, amministrata da tre Sindaci Universali, eletti annualmente dal Parlamento, era divisa in due Ripartimenti di Nocera Soprana e Nocera Sottana, ognuno formato da quattro Università particolari, con propri Sindaci, Magistrati e Parlamenti.
Le regole per assicurare una pacifica coesistenza e una giusta ripartizione degli oneri comuni furono fissate nel Lodo Baldini, redatto nel 1594, su richiesta dei cittadini, dal giurista nocerino mons. Carlo Baldini, arcivescovo di Sorrento.

Nonostante il persistere di elementi negativi, come le epidemie di peste, sempre più frequenti, i conflitti nella prima parte del '500, e poi la pressione fiscale eccessiva, qui accompagnata all'oneroso obbligo di ospitare le truppe spagnole, il XVI secolo è un'età di espansione, come mostrano le numerose opere d'arte ed edifici risalenti a quest'età. L'economia si sviluppa, e nell'agricoltura viene introdotto il granturco, divenuto presto cultura dominante, accanto alla vite e ai legumi. La popolazione resta sempre notevole, nonostante sia periodicamente falcidiata dalla peste, e alla fine del secolo è di circa 20.000 abitanti, dediti alla agricoltura, ma anche ai traffici e all'artigianato.

Il XVII secolo si apre con una grave epidemia, che sembra preannunziare la lunga serie di disastri che è propria di questa età. Ce ne dà notizia mons. Simone Lunadoro, vescovo della Diocesi, a cui dobbiamo la più antica storia della Città. Con lui ai contrasti con gli ultimi duchi Carafa si aggiungono per la Città conflitti con la Curia vescovile, le cui pretese sono ribadite dal Lunadoro nel Sinodo del 1610.

Particolarmente accesi sono gli scontri con Francesco Maria Carafa, che cercherà di imporre il suo controllo all'amministrazione cittadina e non rifuggirà dall'assassinio o imprigionamento dei suoi oppositori.

La resistenza tenace della Città è favorita dall'accordo sociale tra popolari e classi alte.


Il primo cinquantennio del secolo è segnato da una serie terribile di disastri, tra cui basta ricordare le pestilenze - quella del 1656 uccise oltre 1/3 della popolazione -, l'eruzione vesuviana del 1631 (la più terribile dopo quella che cancellò Pompei), le alluvioni, la guerra civile seguita alla rivolta di Masaniello.

Rappresentazione della peste

" Rappresentazione della peste "

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