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Età
moderna (
terza parte )
La popolazione crolla ai minimi storici, e nel 1669 sembra non superi
i 7/8000 abitanti.
Particolarmente violenta fu a Nocera la ribellione antispagnola, che
vide truppe popolari nocerine impegnate in scontri a Napoli e altrove.
Nel corso di questi moti vi fu il saccheggio e il parziale incendio
del Palazzo ducale da parte del popolo.
Cade in questo periodo la fine, nel 1648, della dinastia dei Carafa.
Morto nel 1648 senza eredi Francesco Maria Domenico Carafa, il feudo
è rivendicato dalla Corona e torna nel demanio regio. Già
nel 1660,
però, Filippo IV di Spagna cede Nocera ai Marchesi
di Castelrodrigo, valutandola 150.000 ducati.
La decadenza demografica si accompagna a quella economica: buona parte
delle terre resta incolta per mancanza di braccia, decadono i traffici
e il livello di vita risente pesantemente del fiscalismo regio. Costrette
ad alloggiare e mantenere le numerose truppe di guarnigione o di passaggio,
le Università nocerine si indebitano in modo disastroso, che
peserà per due secoli sui loro bilanci.
La vita civile si deprime. La classe dirigente locale trova sbocco
per i suoi figli nelle carriere ecclesiastiche (il clero si moltiplica,
ma scade enormemente di livello) e giudiziarie.
La vita religiosa trova un'espressione nuova nel grande fiorire delle
Confraternite,
che divengono le maggiori committenti di opere d'arte.
Brilla, nell'oscurità del secolo, l'arte dei Solimena, Angelo
(1629 - 1716) e il figlio Francesco
(1657 - 1747), le cui opere erano il maggior vanto delle chiese locali.

" Busto di Gian Battista Castaldo "
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Già negli ultimi anni del Seicento
vi sono segni di ripresa. La popolazione, che nel 1695 è
di circa 11.000 abitanti, comincia rapidamente a crescere,
anche per l’alternarsi delle pestilenze.
Dopo i grandi terremoti del 1683 e 1687 si
diradano anche le calamità naturali, ad eccezione delle
alluvioni,
che rappresentano il flagello più grave del secolo:
in particolare si ricorda quella del 1739 che rovinò
definitivamente l’abbazia di S. Maria a Monte, peraltro
già abbandonata per frane precedenti per un nuovo monastero
a Piedimonte. Il quadro politico muta.
Non solo ai Castelrodrigo si sostituisce per
eredità una nuova dinastia ducale, quella dei Pio
di Savoia, ma termina nel 1707 il dominio spagnolo nel
Mezzogiorno, e subentrano gli Austriaci,
con i quali si pone mano a riforme indispensabili.
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Nel 1734, infine, l’Italia meridionale torna
ad essere finalmente un regno autonomo, con Carlo
III di Borbone, che promuove anche a Nocera un’evoluzione
positiva della società.
L’economia mostra segni di forte ripresa, sia
nel settore agricolo che in quello commerciale. Ciò favorisce
la crescita di una nuova borghesia mercantile e imprenditrice, che
tende a sostituirsi, come classe egemone, alla vecchia oligarchia
di nobili e proprietari terrieri, in parte emarginandola, in parte
assorbendola.
Essa però tende, nella vita pubblica, a privilegiare i propri
interessi rispetto a quelli generali, donde il crescere delle tensioni
sociali, nonostante vengano meno alcuni dei più gravi problemi
del secolo precedente.
I conflitti coi Duchi perdono d’importanza, sia perché
i Pio di Savoia, come già i Castelrodrigo, soggiornano solo
casualmente a Nocera, sia perché la maggiore ricchezza rende
meno insostenibili i balzelli feudali.
Anche il problema dell’alloggio delle truppe trova una parziale
soluzione, giacché per quelle di guarnigione viene eretta una
una grande Caserma, il cosiddetto Gran Quartiere, a spese della Città
e del Re, sull’area dell’antico Palazzo Ducale, acquistato
e raso al suolo. Resta, ma è meno pesante che in passato, l’obbligo
di rifornire le truppe di passaggio.
Del Palazzo ducale rimane, abbandonata, una piccola parte dei giardini,
che nel 1835-40 sarà trasformata in Villa Comunale ad opera
del comandante della guarnigione, il generale Carlo de Sauget.
Con la costruzione del Quartiere la presenza stabile
delle truppe diviene elemento positivo della vita nocerina, sia per
l’apporto economico che implica, sia perché determina
continui contatti con l’esterno, soprattutto con Napoli, e favorisce
la penetrazione di nuove idee e nuovi stili di vita.
Anche la Chiesa nocerina, gravemente decaduta nel Seicento, rinasce,
ad opera di vescovi riformatori. Il Clero si rinnova, e ne emergono
molte personalità che ricoprono ruoli importanti nella Chiesa
meridionale: vescovi, prelati, giuristi. La religiosità popolare
è profondamente segnata dalla presenza di S.
Alfonso Maria de’ Liguori, che pone a Pagani, ove morrà
nel 1787, la Casa madre della sua Congregazione del SS. Redentore.
Nonostante problemi economici non lievi, i Vescovi riescono finalmente
a realizzare la costruzione del Seminario diocesano.
Anche la Cattedrale, più volte danneggiata dai sismi, assume
il suo aspetto definitivo nel 1795.
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