| Precedente
<< Vai al periodo storico >>
Successivo
Età
moderna
( settima parte )
Nella borghesia locale si diffondono le idee liberali. Cittadini nocerini
partecipano alle congiure carbonare e subiscono arresti e condanne.
Nel 1820 ai moti rivoluzionari aderiscono i reggimenti stanziati a
Nocera, e nel 1821-22 la città è occupata, dopo il fallimento
del regime costituzionale, da truppe austriache.
Nel 1848 la concessione della Costituzione provoca disordini tra i
contadini di Nocera Superiore, che tentano di occupare le terre demaniali.
Si ritorna poi all'antico regime, ma ormai la monarchia borbonica
ha perso prestigio e il suo potere va crollando.
Nel 1837-38 una grave epidemia colerica causa oltre 500 morti; le
condizioni sanitarie della popolazione più povera sono, d'altra
parte, sempre assai precarie. La povertà è diffusa,
nonostante alcuni provvedimenti governativi per lenire la disoccupazione.

Raffaello Sanzio: " Madonna del Duca d’Alba
"
|
Vengono realizzate diverse
opere pubbliche: per evitare le frane e le alluvioni sono
bonificati e imbrigliati i valloni di Montalbino, ed è
regolato meglio l'alveo dei torrenti. È anche attuata
una politica di rigida salvaguardia dei pendii boschivi, ove
è vietata ogni coltivazione.
Sono costruite nuove strade e ponti, come quello di Sperandei.
Si procede gradualmente all'illuminazione notturna delle strade
principali e a lastricare le stesse con basoli lavici.
Tra
il 1825 e il 1830 viene costruita la sede municipale di Nocera
Corpo, sopraelevando l'edificio
delle carceri cittadine al corso. Nella stessa sede vengono
allogati i giudici regi. Nocera S. Matteo utilizza invece
il Palazzo
S. Matteo, a pochi metri di distanza, al di la del confine
tra i due Comuni.
|
Viene sistemata, ad iniziativa del generale de Sauget,
la Villa Comunale. Nel 1843 giunge a Nocera la ferrovia,
col completamento Napoli-Portici. Pochi anni dopo essa sarà
prolungata fino a Salerno, e si aprirà anche il nuovo tronco
Nocera-Avellino, con la galleria di Codola, la prima in Italia.
L'aumento della popolazione induce il vescovo mons.
Agnello D'Auria ad accogliere nel 1839 le richieste della Città,
smembrando l'enorme Parrocchia di S. Matteo e istituendo le due nuove
Parrocchie urbane di S. Maria del Presepe e del SS. Corpo di Cristo.
Nel 1860, all'arrivo dei garibaldini, la città
di Nocera era tenuta dalle migliori truppe borboniche, circa 30.000
uomini comandati dallo svizzero generale Von Mechel. Egli però
ordina la ritirata senza combattere, aprendo alle Camicie Rosse la
via di Napoli. Nella zona la borghesia emergente è filorivoluzionaria,
mentre le classi popolari sono legate in prevalenza al regime borbonico.
Disordini scoppiano a Cava, Pagani, Angri, ma a Nocera la situazione
resta tranquilla, per la presenza di un forte contingente garibaldino.
Il Plebiscito che sancisce l'unificazione del Sud col Piemonte riscuote
una grande maggioranza, ma solo grazie a pesanti brogli e intimidazioni.
Il primo decennio postunitario mostra segni contrastanti
di progresso e di crisi. La popolazione resta stazionaria, perché
al forte incremento delle nascite si accompagna un'altissima mortalità
soprattutto infantile, dovuta alle malattie infettive e a ricorrenti
epidemie coleriche. Entra in crisi l'industria della seta per la malattia
che colpisce i bachi: invece si espande la cultura del cotone, grazie
alla crisi delle esportazioni americane per la guerra di Secessione.
Il potere amministrativo rimane nelle mani di una ristretta oligarchia
di proprietari terrieri e professionisti, che si dichiarano liberali,
ma si dividono in vari gruppi contrastanti. I ceti popolari non hanno
alcun peso, e le loro condizioni di vita tendono a peggiorare, per
il crescente carico fiscale. Episodi di brigantaggio politico si verificano
a Pagani e S. Egidio, mentre a Nocera sono evitati per la presenza
della Legione Ungherese e poi di un forte presidio.
Primo deputato della zona è Michele
Pironti, già compagno di pena di Luigi Settembrini nelle
carceri borboniche e più tardi ministro di Grazia e Giustizia.
Gli successero Francesco
Calvanese (1865-67), Alfonso Origlia (1867-70) e Giuseppe
Lanzara (1870-82).
Questi mantenne il seggio anche dopo la riforma elettorale del 1882
e fino al 1895. Dal 1898 alla sua morte, nel 1907, fu poi senatore.
Precedente
<< Vai alla pagina >>
Successiva
|