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Prima
della città
Il territorio nocerino coincide col
bacino del fiume
Sarno, che ne è stato una delle forze creatrici.
L’altro fattore determinante è stato il Vesuvio.
Alluvioni
e ceneri
vulcaniche hanno nei millenni alzato grandemente il livello
del suolo e, nello stesso tempo, lo hanno reso il più
fertile del mondo. Questi apporti di materiali hanno anche
determinato mutamenti della linea costiera, da aggiungere
a quelli determinati dalle variazioni del livello marino.
L’abbondanza d’acqua e la debole pendenza del
suolo dovettero favorire, prima delle opere di bonifica promosse
dall’uomo, la presenza di paludi
e acquitrini, specie nella fascia prossima al mare.
" Immagine
di palude, acquitrino "
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Il fenomeno si riprodurrà
in età medievale, col declino della vita civile.
La presenza umana nelle età
più remote è probabile, ma di essa non
abbiamo che scarsissime tracce, per difetto di ricerche
mirate e anche per questo regolare innalzamento del
livello del suolo.
Testimonianze
del Paleolitico
e del Neolitico provengono però dalla Penisola
Sorrentina e da zone montuose circostanti l’Agro.
I
ritrovamenti diventano più significativi nel
II millennio a.C. con
la scoperta, a Striano e a Foce
di Sarno, di
tracce di villaggi e tombe che rientrano nella cultura,
o facies,
di Palma Campania.
Con
quest’epoca siamo nell’ Età del
bronzo, a cui risalgono alcuni pugnali trovati nell’800
a Nocera, forse su Monte Albino, e ora in Belgio.
Un popolamento più fitto si ha solo alla fine
del millennio, con la venuta in Italia di tribù
indoeuropee,
raggruppate in varie popolazioni, di cui le più
importanti sono gli Italici.
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Quelli che occupano la pianura Campana
meridionale sono i Sarrasti,
che parlano una lingua affine all’osco
e al latino,
di cui ci restano scarse testimonianze. I Sarrasti fondano
grandi villaggi contadini, accompagnati da estese necropoli,
che rivelano una pianta affine a quella dei villaggi, con
le tombe allineate lungo i viali, e che nella forma ripetono
quella delle capanne. Alla lingua sarrasta risale il nome
del fiume Sarno. Le tombe sarraste rientrano nella cultura
delle tombe a fossa, diffusa in tutta la pianura campana.
Esse presentano corredi di vasi e oggetti bronzei di vario
tipo.
" Scorcio del fiume Sarno
" |
Quelle del periodo più
antico (fino alla metà IX sec. a.C.) rivelano
una società piuttosto povera ed egalitaria.
Nella fase successiva si distinguono tombe ricche,
con oggetti anche di provenienza straniera, e tombe
povere e poverissime, segno di un’avvenuta differenziazione
sociale.
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Questa evoluzione è frutto dei
rapporti che si instaurano con due nuovi popoli che intorno
alla metà dell’VIII secolo si insediano in Campania,
i Greci
e gli Etruschi,
i primi sulla costa napoletana, i secondi nella pianura interna.
Nella valle del Sarno, accanto a influssi culturali greci,
giungono mercanti e coloni etruschi, che, unendosi all’aristocrazia
dei villaggi Sarrasti, promuovono la fondazione delle prime
città, come Nuceria e Pompei. In esse si concentrano
gli abitanti del territorio, sicché i vecchi villaggi
e necropoli sono abbandonati verso il 600 a.C.
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